Quaderno di traduzioni - "Te doy el tiempo de un zapato" di Viviana Gonzales
- rivistagelo
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Viviana Gonzales (La Paz, Bolivia, 1985) è una poetessa, drammaturga, operatrice culturale e docente.
Naturalizzata messicana e residente a Houston, ha sviluppato una carriera internazionale tra l'America Latina, la Spagna e gli Stati Uniti.
È laureata in Giornalismo, Comunicazione e Arte, con una formazione specializzata in conflitti armati, letteratura e scrittura creativa.
Ha pubblicato cinque libri di poesia, tra cui "Te doy el tiempo de un zapato", finalista al premio Nueva York Poetry 2022, e "Hay un árbol de piedra en mi memoria", opera vincitrice del Premio Nazionale di Poesia in Bolivia e della Medaglia d'Oro agli International Latino Book Awards.
Il suo lavoro letterario è stato incluso in diverse miscellanee internazionali e ha collaborato come curatrice di antologie per la Editorial Planeta.
In ambito teatrale, ha lavorato come attrice, drammaturga e regista, con opere messe in scena in Messico, Stati Uniti e Spagna.
Proponiamo qui per la prima volta in Italia la traduzione inedita dalla raccolta "Te doy el tiempo de un zapato" (Editorial Dogma, Città del Messico, 2023).
Ringraziamo l'autrice per la gentile concessione.
*
13
Dejé mi cuerpo detrás de mí.
Rosabetty Muñoz
Tengo aquí adentro un elefante dormido
se gira contra el muro de la cocina
para enseñar su trasero.
Su culo observa a cualquiera que intente
sobrepasar los límites.
He olvidado la noche en que me atraganté de él
suelo bajar mis pantalones y enseñar
esto que tengo
libre
al mundo.
Pero la mayoría del tiempo
soy una mujer normal
todos se abalanzan
el elefante se convierte en hormiga trabajadora
que llora en su templo nocturno.
Mi consuelo será que alguien
de una vez por todas
le dé el pisotón final.
13
Ho lasciato il mio corpo dietro di me.
Rosabetty Muñoz
Ho qui dentro un elefante addormentato
si gira contro il muro della cucina
per mostrare il suo sedere.
Il suo culo osserva chiunque provi
a oltrepassare i limiti.
Ho dimenticato la notte in cui mi ha soffocata
Capita che abbassi i pantaloni e mostri
ciò che ho
libero
al mondo.
Ma il più delle volte
sono una donna normale
tutti si perdono
l’elefante si trasforma in formica operaia
che piange nel suo tempio notturno.
La mia consolazione sarà che qualcuno
una volta per tutte
gli dia il colpo di grazia.
*
X
Yo soy tu casa, la lámpara de noche
bajas al mar y encuentras una playa con arena
eres testigo
–entonces–
de este aire
que sopla.
Yo seco la sangre
no caigas
en
desesperanza.
No existe hombre que pueda posarse delante de mí.
Vuelvo la vista al norte y grito desde el reino de mi padre.
Soy la que devora al sol
Descanso sobre el huerto de tu infancia.
Los perros huelen el miedo
puedo meterme por entre tus piernas
y ser un árbol
cubrir con mi sombra tu jardín
para que te sientes a comer mandarinas.
Hay en mi mano países y especies:
azafrán cúrcuma pimienta.
Yo puedo brindarte la paz
si eres capaz de hacerle un espacio.
Tendrás que maullar conmigo
hoy
y siempre
que vuelva a buscarte.
Te concedo la brevedad
no necesito de tu permiso.
Haremos pan con las vergüenzas de los hombres
y juntos lo comeremos aquí,
mañana.
X
Io sono la tua casa, la tua lampada da notte.
Scendi al mare e trovi una spiaggia di sabbia.
Sei testimone
–allora–
di quest’aria
che soffia.
Io asciugo il sangue
Non cadere
nella
disperazione.
Non c’è uomo che possa abitare davanti a me.
Volgo lo sguardo a nord e grido dal regno di mio padre.
Sono io quella che divora il sole.
Riposo nell’orto della tua infanzia.
I cani fiutano la paura.
Posso infilarmi tra le tue gambe
e diventare un albero
coprire con la mia ombra il tuo giardino
Perché tu possa sederti a mangiare mandarini.
Nella mia mano paesi e spezie:
zafferano, curcuma, pepe.
Posso offrirti la pace
se sai come farle spazio.
Dovrai miagolare con me
oggi
e ogni volta
che tornerò a cercarti.
Ti concedo la brevità
Non ho bisogno del tuo permesso.
Faremo il pane con la vergogna degli uomini
e insieme lo mangeremo qui,
domani.

*
XII
Los destructores son siempre monstruos infames
que se agrandan con el llanto
y la verdad es que el llanto del pueblo
ya ha hecho de este país un río
han llegado en la noche y nos han tapado la boca
vendado los ojos
cómplices de la justicia –que es igual a nosotras–
han callado la rabia
¿o la rabia aquí no existe?
la sangre de otra sigue siendo
de otra
Los destructores son máquinas
de cacería
creen silenciar la huelga
le cuelan letreros para acallarla
amortajan a las fieles difuntas.
¡Pobrecitos de ellos!
no saben que están vivas, más vivas
que nunca
mañana además del almuerzo
–las tortillas y el frijol–
prepararán la historia
sin cadáveres
sin sus carnes.
XII
I distruttori sono sempre mostri infami
che crescono con il pianto
e la verità è che il pianto del popolo
ha già fatto di questo paese un fiume
sono arrivati nella notte e ci hanno tappato la bocca
bendato gli occhi
complici della giustizia – che è proprio come noi –
hanno messo a tacere la rabbia
o forse qui la rabbia non esiste?
il sangue di un’altra resta comunque
di un’altra
I distruttori sono macchine
da caccia
credono di silenziare lo sciopero
ci infilano cartelli per zittirlo
avvolgono le morte nei sudari.
Poveri loro!
non sanno che sono vive, più vive
che mai
domani, oltre al pranzo
– tortillas e fagioli –
prepareranno la storia
senza cadaveri
senza la loro carne.
*
3
Más allá de estas ventanas imaginé el mar.
Daniel Cundari
Aprendimos del invierno nevado
y levantamos un sombrero
en señal de paz
saboreamos
–a escondidas–
ráfagas de luciérnagas.
Te he dado de comer
en la boca.
¡Muchacho!
me salvaste de huracanes.
Caminamos con la cabeza de la muerte en nuestras manos.
Dijimos arena
como pecado
para nadar con tu cuerpo
para entregarte el mío.
*
Oltre queste finestre, immaginavo il mare.
Daniel Cundari
Abbiamo imparato dall’inverno nevoso
e sollevato un cappello
in segno di pace
abbiamo assaporato
– di nascosto –
raffiche di lucciole.
Ti ho nutrito
nella bocca.
Ragazzo!
mi hai salvato dagli uragani.
Abbiamo camminato con la testa della morte tra le mani.
Abbiamo detto sabbia
come peccato
per nuotare con il tuo corpo
per consegnarti il mio.
4
Cuídate de mí, maldito,
porque te amo.
Teresa Calderón
I
Hagamos un intercambio
tú me darás una hoguera
y yo
–ante tu fuego–
recitaré versos de dolor
desde mis rodillas.
En este trueque descubriré
una sábana
para cubrir con ella tu cuerpo humeante.
Lejos quedarán los perros chillando
las patadas de sus amos.
No te dejaré salir al rescate de nadie más
que no sea yo.
*
Prenditi cura di me, maledetto,
perché ti amo.
Teresa Calderón
I
Facciamo uno scambio
Tu mi darai una pira
e io
–davanti al tuo fuoco–
reciterò versi di dolore
in ginocchio.
In questo scambio, scoprirò
un lenzuolo
con cui coprire il tuo corpo fumante.
Lontani resteranno i cani che guaiscono
ai calci dei padroni.
Non lascerò che ti salvi nessun altro
che non sia io.
*
III
Cenaremos malvaviscos derretidos
en pos de la lluvia
y así acabará nuestro encuentro.
No hay espacio para la realidad
¿lo has notado?
Nuestro refugio es mi cabeza llena de flores y lagartijas
tu sonrisa sin sombra
colmada de aves.
III
Ceneremo con marshmallow sciolti
in cerca della pioggia
e così terminerà il nostro incontro.
Non c'è spazio per la realtà
l’hai notato?
Il nostro rifugio è la mia testa piena di fiori e lucertole
il tuo sorriso senza ombra
pieno di uccelli

Traduzioni inedite di Valentina Cottini
Editing di Sofia Artuso




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