Call Io è Altro | Isole
- 17 ore fa
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Testo di Sara Innocenti Editing di Arianna Cislacchi Illustrazione di Alice Gualandi
I nostri corpi si schiantano contro l’aria mentre la moto attraversa le isole che abbiamo scelto. Vorrei dimenarmi come la mia giacca, perdere la forma senza distruggermi. Ma resto incastrata in quell’abbraccio. Il sole asciuga i resti della saliva sulla tua giacca, e tu non te ne accorgerai mai.
Isola d’Elba, 2022
Oggi avrei voluto svegliarmi con un solo pensiero, e che coincidesse con il tuo. Passeggiare lungo il mare, guardare i sassi che ci attraversano le dita dei piedi, scegliere il più bello. Ti avrei guardato mentre mi guardavi tu, convinta che non avresti avuto dubbi, come me.
«Quello blu?»
«Non è un sasso».
«Lo so, è un pezzo di vetro logorato dal tempo. Come me».
Alzi gli occhi al cielo, non ti faccio ridere neanche un po’. Raccolgo quel finto sasso, così liscio, ancora troppo blu per mimetizzarsi del tutto. Chissà da dove viene. Gli altri, così compatti, sembrano lì da sempre.
Cres, 2023
«Guarda!»
Sparisci sott'acqua e provo a inseguirti per vedere quanto vai a fondo. In quella vasca senza pareti potremmo partire e non tornare più. Sarà la profondità che ci aiuta a dimenticarli, a non cercare i loro nomi. Noi siamo in vacanza e possiamo tornare a galleggiare.
Sostenuta dalle tue gambe, mi sembra di volare. Vorrei farti sentire il sollievo, darti una misura della differenza del mio peso quando sono con te, ma tu mi tieni solo in questo istante.
Vega, 2024
Non è niente, penso, mentre inseguo un pelo galleggiante nel caffè e cerco nei tuoi occhi anche solo una briciola della mia delusione. Deglutisco e mi accorgo che ho qualcosa in gola. Sarà rimasto incastrato, magari si radica lì, cresce fino all’intestino e mi tiene insieme.
Tiri fuori la punta della lingua, arrossata per aver bevuto troppo in fretta, come sempre. Vorrei sentire quella bruciatura. Ma quando si incontra con la mia sembra già guarita, e quello che hai sentito lo sai solo tu.
Lombok, 2025
Due manine sporche sgusciano verso il mio polso per legare un braccialetto. Mi ritraggo senza volerlo. Lo sento al polso, pesante, vorrei farmi una doccia.
Sdraiati sotto l’ombrellone, arrivano tracce di mondo e smetto di canticchiare. Inizio a sentire quella pressione sullo stomaco. Una voce sconosciuta snocciola cifre a caso per dire quanti bambini, morbidi come lo siamo stati noi, abbiano perso le gambe, il pupazzo o la mamma. Sprofondo nel lettino, immobile. Vorrei che schiacciasse anche te. Sollevi un po’ il labbro, e torni a guardare il mare.
Un sonno ruvido, 2026
Mi arrivano cose addosso. Socchiudo gli occhi e abbasso la testa. Vorrei intravedere cosa mi sta per graffiare ma c’è troppa corrente. Temo che mi dividano. Qualcosa mi sbecca l’anca. Aia. Per un attimo provo ad aggrapparmi, ma potrebbe essere una trappola. Lascio andare e mi arrotolo nella corrente, senza ossa né fratture. Combacio con la corrente.

Illustrazione originale di Alice Gualandi
__ Bio
Sara Innocenti è antropologa, autrice e design researcher. Si occupa di ricerca tra etnografia, design e narrazione e insegna Design Ethnography al Politecnico di Milano. È coautrice del saggio I giovani non capiscono niente (Erickson, 2022).




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