Racconto Call "Dico maschio dico" | La mia faccia pulita
- rivistagelo
- 13 ott
- Tempo di lettura: 4 min
in collaborazione con Kala associazione
Testo di Marcello Guardo
Illustrazione di Beatrice Grassi
Editing di Sofia Artuso
A volte, sempre più spesso, fisso la mia faccia allo specchio e sempre più spesso accolgo il suo aspetto sano e armonico con profonda delusione. La vorrei pesta, tumefatta da una pioggia di cazzotti o, perché no, da una bella craniata sul naso. Vorrei entrare in ufficio una mattina con un occhio viola e uno zigomo spaccato, fare il vago su cosa mi sia successo e continuare con un dolore feroce al viso la mia giornata.
La mia faccia pulita funziona bene in tante situazioni e soprattutto mi rende affidabile agli occhi del mondo. Quando mi presento al padrone di casa per affittare un appartamento, sorrido e cerco di sembrare un uomo affidabile, quindi parlo subito del mestiere di mio padre. Il militare, un lavoro tosto, da uomini veri. Il sottotesto è: “Mio padre è uno affidabile, sicuro, con una stabilità economica”. Attrae tantissimo. Se questo non bastasse anche mio fratello fa il militare, l’ufficiale addirittura, nell’esercito. Quando dico la parola “esercito” il padrone di casa di solito fatica a nascondere una gigantesca erezione, se è un uomo. Se è una donna comincia a sudare e a sorridere senza motivo per ogni parola che esce dalla mia bocca. Da qui in poi parlare di me diventa più agevole. Io faccio un’altra cosa: lavoro in televisione, dietro le quinte. Se posso cerco di non menzionarlo, non è esattamente un mestiere da uomo adulto con i piedi per terra e il futuro in mano. È un mestiere che non prevede una divisa, che portata dagli uomini ha sempre un effetto rassicurante senza la frivolezza di gonne, calze e tacco. Prevede invece che a farmi da capo ci sia una donna. Anzi, sono diverse le donne che mi dicono cosa devo e non devo fare. Me l’ha chiesto ieri sera un agente immobiliare, uomo anche lui, giovane e di bell’aspetto, sbarbato, in divisa da agente immobiliare, cioè vestito da uomo. Mi dice “chissà quanta figa c’avrai”, io gli rispondo che mah, mica troppa. E lui “dai, in televisione ci staranno un sacco di ballerine, showgirl. Tipo l’hai conosciuta Ilary Blasi?”. E io “no guarda, anche perché Ilary Blasi sta a Roma e io lavoro solo a Milano”. Lui è deluso, ma si riprende “va bè, ti rifai con le stagiste”. E io quasi afflitto gli rispondo che le uniche donne che lavorano con me sono le mie superiori, anzi ho praticamente solo capi donne. Mentre lo dico mi sento un po’ in imbarazzo perché mi incarto con le parole tipo “superiora”, “capa”, al maschile, al femminile, bho; ma anche perché mi rendo conto che l’ho detto in modo strano, non proprio convinto. L’agente immobiliare si zittisce, risucchiato da uno stato meditativo. Sembra stia risolvendo a mente un problema di trigonometria. Poi trova ciò che stava cercando, mi sogguarda, alza le sopracciglia e dice “ah, ho capito”, e con la bocca aperta spinge ripetutamente la lingua contro la parete della guancia.
Quando leggo i titoli sui giornali riguardo ai femminicidi mi immagino sempre un tipo palestrato peloso, rude, di quelli che ti imbruttiscono se li guardi un secondo di troppo. Mi immagino che questo abbia una ragazza o una ex e che questa a un certo punto si rifiuti di dargli ciò che chiede, e lui fa il palestrato imbruttito. Troppo imbarazzo, troppa umiliazione il fatto di non essere corrisposto da una femmina. Forse pensa che non la ammazzerà, e invece la ammazza. La uccide per davvero. Quando vedo le foto dell’assassino però non è mai come lo immaginavo. Non è un palestrato. È un ragazzo della mia età, istruito, vestito bene, belloccio e con la faccia pulita. La stampa sottolinea sempre che è di buona famiglia, gli amici e i vicini dicono che non avrebbe fatto male a una mosca. È un ragazzo normale, dicono. Ma come parla un ragazzo normale? Cosa pensa? Io sono un ragazzo normale? Ai padroni di casa piaccio, quindi suppongo di sì. Piaccio per la carica testosteronica del mestiere di mio padre e perché sono istruito, vestito bene, belloccio e con la faccia pulita. Stamattina l’ho ritrovata allo specchio e ho pensato di nuovo che l’avrei preferita piena di boffi e sangue pestato. Ho pensato che all’agente immobiliare subito dopo quel gesto fatto con la lingua gli avrei dovuto imbruttire come un palestrato peloso. Gli sarei dovuto andare sotto e urlargli in faccia che era un maschio alfa del cazzo e che la merda che succede in questo Paese è colpa della gente come lui. Avrei continuato fino a convincerlo che mi doveva menare per forza. Invece non ho fatto niente. Quello che ho fatto è stato sorridere, distogliere lo sguardo e rispondere “ma no dai”. Ed è finita lì. È per questo che anche stamattina mi guardo allo specchio schifato: perché vedo un maschio con la sua bella faccia pulita di sempre. Una cazzo di faccia pulita.

Bio
Marcello Guardo (Palermo, 1996) è catanese, figlio illegittimo dell’Etna. Dopo essersi formato alla Scuola Holden, diventa sceneggiatore per Biennale Architettura 2022. È attualmente autore al montaggio per un noto programma televisivo a Milano. Ha pubblicato su Blam!, retabloid di Oblique e Voce del Verbo e sta per terminare il suo primo romanzo.




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